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Il Castello Longhi Stampa

Castello LonghiL'antica rocca, proprietà della Santa Sede, fu ceduta da Sisto V nel 1586 alla Famiglia Longhi di Bergamo quale compenso per vicinanza a Celestino V. Guglielmo Longhi, infatti, fu nominato cardinale diacono di S.Nicola in Carcere, da  Celestino V nel 1294. Fu varie volte sottoposta a rifacimenti per adattarla a Palazzo Gentilizio ma radicale fu il restauro del 1710. Nel castello si può visitare la cappella costruita dove un tempo c'erano tre cellette abitate dal Santo e dai due monaci celestiniani che lo assistevano. È a forma circolare, assai graziosa ed armonica, coperta da una cupola decorata di stucchi riproducenti nei quattro spicchi, tra foglie di acanto e volute, gli emblemi araldici della famiglia Longhi: il leone rampante coronato e la torre sormontata dalla crocetta splendente, allusi va al prodi- gio celestiniano; lo stemma della famiglia di Clemente V che canoniz- za Pietro e l'emblema dei Caetani cui appartenne Bonifacio VIII.  Qui vengono conservate le reliquie principali del Santo. L'altare costi- tuito da una elegante mensola sorretta da teste alate di angeli, scolpite in legno e dorate, è sormontato da un pregevole medaglione in terracotta patinato in bronzo raffigurante il Santo Pontefice coronato di Tiara in atto di preghiera. Visitando questi luoghi si ha una forte sensazione emotiva che riporta a quei mesi di solitudine e di preghiera che S. Pietro Celestino ha vissuto in questi angusti locali, dove sin avverò un miracolo in occasione della sua morte, quando una piccola croce luminosa apparì sul limitare della cella e cessò non appena il corpo venne portato fuori per essere condotto alla sepoltura.

Il giardino pensile annesso al Castello ha un'estensione di circa 3.500 metri quadrati erappresenta l'esempio di maggiore grandezza a livello europeo posto ad una quota superiore agli 800 metri s.l.m. La sua costruzione fu ultimata nel XVII secolo con l'impiego di almeno 20.000 ore di lavoro, centinaia di tonnellate di terra di castagno tra- sportate a dorso di mulo e poste sulle volte dei vecchi servizi di guardia, che vennero trasformati in cisterne per l'irrigazione e la riserva idrica per le attività del Castello. Il giardino venne arricchito da piante ornamentali e d'alto fusto che sopravvivono i ancora oggi. Sostenuto da un muro I in pietra dell' altezza di una decina di metri, si può raggiungere percorren- do tre rampe di scale all'interno del Palazzo gentilizio. Dalla sua terrazza in un ordinato susseguirsi di viali di mirto, ed un boschetto di cipressi ed alloro, si apre allo sguardo del visitatore uno spazio senza tempo, sospeso tra cielo e terra. Il paesaggio che si può ammirare si estende dai colli Laziali a nord fino a quelli Ausoni a sud ed è limitato ad est dai Monti Ernici ed a ovest dalla catena dei monti Lepini. Qui si percepisce l'importanza strategica di Fumone nel tempo, dovuta alla possibilità di controllare agevolmente più di qua- ranta borghi e città e di inviare segnali di fumo in caso di invasioni di eserciti ostili.

 
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